FEATURED

Prove di efficacia in campo per il controllo di Pseudomonas syringae

Descrizione:

 

 

Marco Scortichini, Simone Marcelletti, Patrizia Ferrante, Emiliano Fiorillo, Alessia D’Alessio (C.R.A.-Centro di ricerca per la Frutticoltura, Roma)

 

Fabio Marocchi, Marco Mastroleo, Stefano Simeoni (Aprofruit, Sede di Aprilia-Latina)

 

Amedeo Nastri (Consorzio Agrario di Latina)

 

Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa), agente causale del “cancro batterico” dell’Actinidia è oramai diffuso nelle maggiori aree di produzione italiane di kiwi. Infatti, se fino allo scorso anno le epidemie più gravi si riscontravano nel Lazio, soprattutto a carico del kiwi giallo (Actinidia chinensis), da fine autunno 2010 ad inizio primavera 2011, le infezioni si sono notevolmente estese anche in Piemonte ed Emilia-Romagna. Inoltre, anche il kiwi verde (Actinidia deliciosa) è risultato frequentemente colpito in maniera grave negli stessi areali di produzione del kiwi giallo. Inoltre, il batterio è stato segnalato, su kiwi giallo, anche in Veneto e in Calabria. Una caratteristica comune in tutte le aree colpite è la notevole rapidità con cui Psa si diffonde negli e tra gli impianti nonché le forte aggressività mostrata nei confronti di tutte le varietà di kiwi giallo e verde attualmente coltivate nel nostro Paese. Anche gli impollinatori, in particolare la serie Matua (kiwi verde) e la serie CK (kiwi giallo) risultano molto sensibili al patogeno.

Nell’ambito delle attività di ricerca finanziate dalla Regione Lazio per prevenire e contenere i danni causati da Psa, il C.R.A. - Centro di ricerca per la Frutticoltura di Roma si è occupato anche di verificare l’efficacia in vitro e in pieno campo di alcuni prodotti in grado di ridurre la colonizzazione e diffusione del batterio negli impianti. In questo articolo si riferiscono i risultati, da considerarsi preliminari, inerenti il primo anno di verifica in vitro e in campo dell’efficacia di alcuni prodotti per il contenimento di Psa nei confronti del kiwi giallo.

 


-       Verifica preliminare in vitro

 

Sono stati saggiati preliminarmente in vitro numerosi prodotti potenzialmente attivi nei confronti di Psa. Dalle prove sono stati esclusi categoricamente gli antibiotici, i prodotti per uso industriale nonché i prodotti di incerta fabbricazione ed origine. Conseguentemente sono stati presi in considerazione solo prodotti ufficialmente registrati per il settore agricolo e dotati di relativa scheda di sicurezza o formulati sperimentali messi a punto da Università. Le prove hanno consentito, per ogni singolo prodotto, di determinare la concentrazione minima battericida (MBC) nei confronti di Psa. Le categorie di prodotti che hanno mostrato efficacia battericida in vitro sono stati i composti rameici, alcuni prodotti di natura organica (chitine) con attività filmante-protettiva e battericida, alcuni fertilizzanti ad attività battericida collaterale e un induttore di fitoalessine messo a punto dall’Università di Ferrara. Alcune considerazioni sul possibile esteso impiego dei prodotti a base di rame per il controllo di Psa ci hanno indotto a non utilizzare tale presidio nel corso della stagione vegetativa. Tra i principali fattor di rischio causati dall’eccessivo uso di rameici si ricorda la possibile insorgenza di ceppi resistenti al rame, come già avvenuto in passato in Giappone dove, a seguito di tale resistenza gli interventi con i rameici non risultavano più efficaci per il contenimento di Psa. Inoltre, la fitotossicità a carico dell’apparato fogliare e dei frutti, rilevata in prove preliminari, e le possibili restrizioni future sull’impiego dei rameici ci hanno indotto a prendere in considerazione possibili alternative.

 

-       Il ciclo della malattia del patogeno

 

Approfondire le conoscenze sul ciclo della malattia di Psa è fondamentale ai fine di ottimizzare tutti gli interventi di prevenzione e di difesa. Infatti, uno scopo fondamentale della ricerca è quello di individuare quali sono i periodi dell’anno in cui il batterio si diffonde maggiormente negli impianti causando i noti danni, in modo da proteggere la pianta in maniera più efficace. Attraverso gli studi epidemiologici, ad esempio, si è riusciti a verificare che il batterio, ad inizio primavera, può migrare sistemicamente dalle foglie al ramo causando repentini avvizzimenti. (fig1)



  
Il batterio può colonizzare, subito dopo la raccolta, il peduncolo del frutto migrando successivamente, nel corso dell’inverno, fino al ramo
(fig2)
Inoltre, durante l’autunno Psa può risiedere nelle screpolature lungo i rami
(fig3)
e nelle fessurazioni che preludono alla formazione dei cancri veri e propri.
(fig4)
Le gelate invernali, provocando ferite anche di piccola entità, consentono la rapida colonizzazione e moltiplicazione del batterio nella pianta
(fig5)


 

Sempre in inverno, gli essudati, trasportati da pioggia e vento, contribuiscono fortemente all’ulteriore diffusione del batterio anche a notevole distanza. Da tali studi emerge come il batterio mostra capacità di diffusione e moltiplicazione elevata anche in pieno inverno. Conseguentemente anche questo periodo, parimenti alla stagione primaverile, va considerato come fondamentale per mettere a punto opportune e mirate strategie di prevenzione e di difesa.

 

 

 

-       Impostazione delle prove di efficacia in campo

 

Tenendo conto del ciclo della malattia del patogeno e del ciclo di vegetazione e produzione della pianta, sono state impostate delle prove che permettessero di verificare due diverse strategie di contenimento della malattia. Una prima prova, infatti, mirava a verificare l’efficacia dei prodotti utilizzati lungo tutto l’arco dell’anno. I prodotti utilizzati con le rispettive caratteristiche e dosi di impiego e frequenza dei trattamenti sono riportati in Tabella 1. 


 

Tabella 1. Lista dei prodotti utilizzati nelle prove di efficacia in campo con relative caratteristiche principali, dosi di impiego e frequenza dei trattamenti. I prodotti sono stati verificati per la loro efficacia lungo tutto l’arco dell’anno.

 

 

 

 

 

Prodotto                                Caratteristiche                           Dose                     Freq.

  

Bioprotek AHC           Fertilizzante-Battericida                   250 g/hl                 Ogni 10-12 gg

 

Chitoplant                    Filmante-Battericida                        100 g/hl                 Ogni 20-25 gg

 

Verdeviva                    Attivatore di fitoalessine                  3,24 g/hl                Ogni 8-10 gg

 

Bioprotek +

 

Chitoplant                                                                           Stesse dosi            Ogni 20-25 gg

 


Tabella 2.In questa prova i trattamenti, comunque, sono stati sospesi nei mesi di luglio ed agosto. Una seconda strategia ha voluto verificare l’efficacia di alcuni prodotti ad attività filmante-battericida, somministrati da dopo la raccolta a fine inverno. Le caratteristiche dei prodotti, le dosi e la frequenza dei trattamenti sono riportati nella seguente tabella. 


 

Prodotto                                Caratteristiche                        Dose                     Frequenza

  

Hendophyt                            Filmante-Battericida              20 l/ha                   Ogni 20-25 gg

 

Steril + Layer                         Battericida-Filmante             5 l + 5 l /ha            Ogni 20-25 gg

 

 

Per le prove di campo volte a verificare l’efficacia dei prodotti lungo tutto l’arco dell’anno, sono state scelte due aziende produttive di kiwi giallo, cultivar Hort16A, in provincia di Latina, caratterizzate da un diverso grado di infezione batterica. Un’azienda, infatti, ad inizio prova mostrava un grado di infezione ritenuto leggero (presenza di maculature fogliari ed avvizzimenti rameici) (Tabella 3)


 

Tabella 3. Informazioni riassuntive su estensione, disegno sperimentale, tipo e numero di rilievi inerenti le prove di efficacia effettuate presso l’azienda “Il Quadrifoglio”. Le prove sono state effettuate in provincia di Latina, su kiwi giallo cultivar Hort16A con i prodotti e le formalità descritte in Tabella 1.

 

Superficie interessata alla prova: 7 ha

 

Disegno sperimentale: parcelloni, ripetuti quattro volte

 

 

Prodotti e numero di piante a confronto:

 

Bioprotek AHC (1.120), Chitoplant (1.050), Verdeviva (1.120), Bioprotek AHC + Chitoplant (1.095), Testimone (280).


Rilievi sulla malattia:

effettuati su ogni singola pianta, sette volte lungo tutto l’arco dell’anno, conteggiando ogni volta il numero di rami infetti, la presenza di sintomi da Psa su cordoni e tronco, il numero di piante capitozzate per intero o a metà, il numero di piante riallevate dopo la capitozzatura.

 


Un’altra azienda era caratterizzata da un grado di infezione ritenuto medio-elevato (presenza di cancri rameali). Per la prova volta a verificare l’efficacia dei prodotti filmanti-battericidi è stata scelta un’azienda della provincia di Latina produttrice di kiwi giallo, Jin Tao, dove l’incidenza della malattia era da ritenersi medio-elevato. In ogni prova, particolare attenzione è stata posta per i rilievi della malattia. Infatti, su ogni singola pianta di ogni azienda, ad ogni rilievo, è stato conteggiato il numero di rami avvizziti, il numero delle piante mostranti sintomi di “cancro batterico” sui cordoni e sul tronco principale, il numero di piante capitozzate parzialmente od interamente ed il numero di piante riallevate (Grafico 1). 



Da ognuna delle aziende oggetto delle prove, lungo tutto l’anno, sono stati effettuati prelievi di materiale vegetale per verificare l’effettiva presenza di Psa. Le prove sono state sottoposte ad analisi statistica per verificare la significatività dei trattamenti.



 

-       Efficacia dei trattamenti

 

L’andamento del grado di infezione batterica e l’efficacia relativa dei prodotti saggiati, singoli od associati, relativa all’azienda “Il Quadrifoglio” è sintetizzata nel grafico 2. 



E’ evidente come in primavera e, in maniera ancora più marcata, a fine inverno, la capacità infettiva di Psa aumenti in ogni caso. In questi periodi, infatti, si osserva un netto incremento del numero di rami avvizziti (primavera) e del numero di cancri lungo il cordone e il tronco (fine inverno). Tale andamento è confermato anche per l’azienda che mostrava un grado di infezione iniziale medio-elevato. E’, altresì, evidente che il testimone non sottoposto a nessun tipo di trattamenti mostri un incremento significativamente maggiore nell’incidenza e gravità dell’infezione. La combinazione di BioProtek AHC e Chitoplant è stata la tesi che ha fornito i risultati migliori nel contenimento di Psa. Anche l’induttore di fitoalessine (Verdeviva) ha mostrato di ridurre l’incidenza della malattia. Va aggiunto, però, che la somministrazione ripetuta del prodotto ha indotto una riduzione nella pezzatura dei frutti. Anche l’utilizzazione, non in miscela, di Bioprotek AHC e Chitoplant ha ridotto significativamente la gravità della malattia. Risultati simili in quanto a riduzione della gravità della malattia si sono riscontrati anche nell’azienda che risultava fortemente colpita ad inizio prova. In questo caso, tuttavia, tutte le piante testimone non trattate sono morte durante la prova. Al contrario, le tesi che hanno ospitato le prove hanno consentito di portare a maturazione parte della produzione. I risultati delle due prove sono sintetizzati nel grafico 3. 



E’ evidente come il contenimento della malattia da parte de prodotti nei confronti delle piante testimoni non trattate sia stato maggiore nell’azienda che mostrava un grado di infezione iniziale più elevato (da un minimo del 13,7 % ad un massimo del 39,7 %). L’utilizzazione dei prodotti filmanti-battericidi da dopo la raccolta a fine inverno ha mostrato di ridurre significativamente la severità dell’infezione sia nei confronti del testimone che delle tesi trattate con poltiglia bordolese (Grafico 4).



 

-       Misure di prevenzioni fondamentali

 

Nel corso dell’inverno 2010-2011, nel Lazio, si è assistito ad una forte espansione del “cancro batterico” sia su kiwi giallo che su kiwi verde. Le prove di campo hanno messo in evidenza che, pur in assenza di prodotti che al momento possano contenere totalmente il progresso della malattia, se non si effettuano i trattamenti di difesa, inesorabilmente, il batterio è in grado di espandersi velocemente negli impianti. Tuttavia, si vuole qui ribadire che, come ricordato in precedenti note (L’Informatore Agrario 2010, n° 45), se non vengono intraprese una serie di operazioni colturali volte a ridurre drasticamente la pressione d’inoculo del batterio attualmente presente negli actinidieti, può risultare del tutto inutile effettuare i trattamenti di difesa. Inoltre, si sottolinea che gli interventi di abbattimento dell’inoculo vanno intrapresi in tutti gli impianti colpiti di una specifica area, in quanto, da un solo focolaio infetto, il batterio può facilmente diffondersi nelle aree circostanti. La prima operazione da effettuare è la rimozione e la distruzione, mediante bruciatura, di tutte le parti di pianta che mostrano chiari sintomi di “cancro batterico”. Si sottolinea che Psa è in grado di colonizzare la pianta, se opportunamente veicolato da pioggia e vento, soprattutto in primavera e in autunno-inverno e che, quindi, trascurare e/o abbandonare a se stesso l’impianto per lungo tempo è quanto di peggio si possa fare. Ripetute osservazioni di campo condotte nello scorso biennio nel Lazio consentono di affermare che se si rilevano sintomi conclamati di “cancro batterico” lungo il tronco e/o in prossimità del colletto è consigliabile estirpare completamente la pianta, apparato radicale incluso, piuttosto che capitozzarla. Nella gran maggioranza dei casi, infatti, il batterio o colonizza la superficie di taglio o, quando ancora presente nella parte basale della pianta, negli anni successivi al taglio da nuovamente luogo ad infezioni manifeste. Prima di rimettere a dimora nuove piante è bene cospargere con calce spenta la parte di terreno che ospitava la pianta. Le operazioni di estirpazione possono essere effettuate in qualsiasi momento dell’anno.

In generale, il periodo migliore per rimuovere parti di pianta malate è la piena estate. Tuttavia, come sottolineato, lasciare a lungo in posto piante anche parzialmente infette è molto pericoloso. In caso di infezioni estese riscontrate a fine inverno-primavera va presa in considerazione l’immediata rimozione almeno dei rami avvizziti, in quanto effettuare grossi tagli in tale periodo, ancora molto piovoso,  potrebbe facilitare la diffusione del patogeno oltrechè consentire grosse fuoriuscite di flussi linfatici. Si ricorda che, comunque, è possibile inattivare i cancri prima della loro rimozione mediante loro in attivazione con disinfettanti-cicatrizzanti (Figura 5-6-7). 


Ogni volta che si effettuano tagli (rimozione di parti malate, potatura verde, potatura secca) si espone la pianta alla possibile colonizzazione da parte del batterio. Conseguentemente prima e immediatamente dopo ogni tipo di taglio vanno effettuati trattamenti per abbattere preventivamente l’inoculo e per disinfettare le ferite. I tagli maggiori di 1,5 cm di diametro, inoltre, vanno anche protetti con mastici. Le parti di pianta tagliate andrebbero immediatamente distrutte col fuoco o inattivate con calce spente prima della loro distruzione definitiva.

 

 

 

-       La difesa dalle gelate

 

E’ ormai evidente come sia forte la correlazione tra il verificarsi di gelate, sia in pieno inverno che ad inizio primavera, ed insorgenza del “cancro batterico”. Anche in provincia di Latina, nel corso dell’ultimo triennio si è assistito ad almeno due gelate ad ogni inverno, con discesa delle temperature, in qualche caso, al disotto di -8°C. Quest’anno, a seguito di opportuni campionamenti ed analisi di laboratorio è stato possibile accertare che, due mesi dopo la gelata, i tessuti legnosi presentavano una caratteristica colorazione verde-oliva ed ospitavano cellule del batterio. In alcuni casi, esternamente, i rami non mostravano nessuna fessurazione e/o danno apparente da gelo. La facilità con cui è ormai possibile prevedere le gelate e la tempestività con cui si può comunicare telepaticamente o via telefonia mobile dovrebbero poter consentire a tutti i produttori di kiwi di una specifica area di essere avvisati in tempo sull’imminente abbassamento di temperatura. Una volta avvisati gli agricoltori devono proteggere gli impianti, prima ed immediatamente dopo la gelata, con rameici non dilavabili o filanti protettivi ad azione battericida.


 

-       Il ruolo del calcio

 

Alcune osservazioni di campo ed analisi di laboratorio consentono di ipotizzare una relazione tra tenore di calcio nel suolo ed incidenza di “cancro batterico”. Infatti, in alcune aziende laziali dove il pH del suolo è superiore a 7,0 e dove il tenore di calcio è elevato, la gravità della malattia è sensibilmente inferiore rispetto alle aziende caratterizzate da valori di pH e di calcio più bassi. Tale relazione è in fase di approfondimento.




Ringraziamenti

 

Gli autori desiderano ringraziare vivamente le aziende che hanno ospitato le prove di efficacia in campo. Ricerche effettuate nell’ambito della convenzione con la Regione Lazio: “Cancro batterico dell’actinidia (Pseudomonas syringae pv. actinidiae): messa a punto di strategie di difesa”.


 

 

 


Commento alle figure

 

Figura 1. Repentino avvizzimento delle foglie in primavera causato da Pseudomonas syringae pv. actinidiae. In simili circostanze il batterio può migrare sistemicamente dalle foglie al ramo rendendo più difficile il suo controllo.

 

Figura 2. Pseudomonas syringae pv. actinidiae può colonizzare il peduncolo e migrare, durante l’autunno-inverno, fino a raggiungere il ramo.

 

Figura 3. Vistose screpolature longitudinali su ramo causate da Pseudomonas syringae pv. actinidiae in autunno.

 

Figura 4. Fase iniziale della formazioni dei cancri lungo il cordone.

 

Figura 5. Tessuti di colore verde-oliva, due mesi dopo una gelata invernale (dicembre). Dai tessuti è stato isolato Pseudomonas syringae pv. actinidiae.

 

Figura 6. Essudato di colore bianco-latte fuoriuscente dal ramo dal quale è stato isolato Pseudomonas syringae pv. actinidiae. Tali essudati, diffusi mediante pioggia e vento, consentono l’ulteriore, massiccia colonizzazione di altre piante di kiwi limitrofe.

 

Figura 7. Cancro causata da Pseudomonas syringae pv. actinidiae risanato mediante applicazione sullo stesso di prodotti disinfettanti-cicatrizzanti.

 


Commento ai Grafici

 

Grafico 1. Planimetria sperimentale di parte di due parcelloni ospitanti le prove di efficacia dei prodotti nell’azienda “Il Quadrifoglio”. Ogni rettangolo giallo rappresenta una singola pianta di kiwi Hort16A. I rettangoli rossi o celesti rappresentano gli impollinatori (CK2 o CK3). I cerchi verdi evidenziano le singole piante malate con la diversa tipologia di infezione (rami avvizziti, presenza di cancri ecc.) ad inizio della prova (primavera 2010).

 

Grafico 2. Andamento dell’infezione da Pseudomonas syringae pv. actinidiae lungo l’arco dell’anno ed efficacia dei prodotti nell’azienda “Il Quadrifoglio” (kiwi giallo Hort16A) caratterizzata da un grado di infezione iniziale leggero (maculature fogliari ed avvizzimenti rameali). La percentuale di piante malate si riferisce al totale dei sintomi rilevati su ogni singola pianta, per ogni tesi e per ogni rilievo. La significatività statistica è stata verificata, ad ognuno dei sette rilievi effettuati, mediante analisi della varianza tramite il test ANOVA ad una via, con confronto multiplo LSD (P < 0,05). Lettere diverse indicano valori statisticamente significativi. E’ evidente come, nel corso dell’anno, ci sono due momenti (primavera e fine inverno) in cui si assiste ad un notevole aumento della virulenza del batterio.

 

 

Grafico 3. Valori riassuntivi sull’efficacia dei prodotti per il contenimento di Pseudomonas syringae pv. actinidiae, saggiati nelle due aziende (kiwi giallo Hort16A) con grado di infezione iniziale differente: leggero (Il Quadrifoglio) e medio-elevato (Calcabrini): E’ evidente con il contenimento della malattia sia maggiore quando si parte da un grado di infezione medio-elevato.

 

Grafico 4. Efficacia dei prodotti ad attività filmante-battericida saggiati da dopo la raccolta a fine inverno. La significatività statistica è stata verificata, ad ognuno dei sette rilievi effettuati, mediante analisi della varianza tramite il test ANOVA ad una via, con confronto multiplo LSD (P < 0,05). Lettere diverse indicano valori statisticamente significativi. Entrambi i prodotti filmanti hanno ridotto significativamente il grado di infezione nei confronti del testimone non trattato e della sola poltiglia bordolese. Anche in questo caso si conferma l’aumento del grado di virulenza del batterio verso fine inverno.

 

Grafico 5. Rapporto tra valori di pH e contenuto in Calcio del suolo ed incidenza del “cancro batterico” del kiwi. Da queste analisi preliminari si osserva come in alcune aziende meno colpite il contenuto in Calcio sia più elevato.

 

 

 

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